Calcolo strutture: il terremoto come laboratorio – part.3

Calcolo strutture: il terremoto come laboratorio – part.3

Postato il mar 9, 2015 in News Blog |

Calcolo Strutture – Rubrica

1.4 Terremoti recenti in Italia

L’Italia è situata al margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica, il che comporta un elevato rischio sismico.
In questo paragrafo si vuole semplicemente sensibilizzare il lettore al fenomeno tellurico in Italia.
I terremoti sono molto più frequenti e diffusi sul territorio nazionale di quanto si possa pensare.
Negli ultimi 31 anni infatti, la Rete Sismica Nazionale ha registrato più di 150.000 eventi sismici in Italia, la maggior parte dei quali non è stata avvertita dalla popolazione. Più di 50 terremoti hanno avuto una magnitudo Richter superiore a 5.0.

I più forti terremoti di questo periodo sono avvenuti in Abruzzo il 6 aprile 2009, Mw =6.3, e in Emilia Romagna il 20 maggio 2012, Mw =5.9.
Per avere un’idea più dettagliata di quante innumerevoli scosse telluriche sopporta il nostro Paese, si riportano di seguito, a titolo d’esempio, i dati relativi a 3 mesi solari (dal 1° Dicembre 2014 al 27 Febbraio 2015) dei terremoti di magnitudo superiore o uguale a 2.0, localizzati in Italia dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.
I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione al momento.

Clicca sul seguente link per vedere la tabella dei terremoti recenti in Italia:
Tabella terremoti

Inoltre l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia regista che:
“Dal 1900 ad oggi si sono verificati 30 terremoti molto forti (Mw=5.8), alcuni dei quali sono stati catastrofici. Qui di seguito si riportano in ordine cronologico. Il più forte tra questi è il terremoto che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria.”

IMG1.Terremoti
Le prime norme in materia di sismicità classificavano in modo molto generico il territorio nazionale, in aree a basso e ad alto rischio sismico.
In particolare il D.M. LL. PP 16 gennaio 1996 suddivideva il territorio nazionale nelle seguenti zone sismiche, in funzione del grado di sismicità S:
– Zona di I categoria (S=12);
– Zona di II categoria (S=9);
– Zona di III categoria (S=6);
– Zona non classificata;

Secondo il successivo provvedimento legislativo del 2003, i comuni italiani erano classificati in 4 categorie principali, in base al loro rischio sismico, calcolato in base al PGA (Peak Ground Acceleration, ovvero picco di accelerazione al suolo) e per la frequenza ed intensità degli eventi.
– Zona 1: sismicità alta, PGA oltre 0.25 g;
– Zona 2: sismicità media, PGA fra 0.15 e 0.25 g;
– Zona 1: sismicità bassa, PGA fra 0.05 e 0.15 g;
– Zona 1: sismicità molto bassa, PGA inferiore a 0.05 g.

Il D.M 14 gennaio 2008 (Norme Tecniche per le Costruzioni), attualmente in uso, ha introdotto una nuova metodologia per definire la pericolosità sismica di un sito e, conseguentemente, le azioni sismiche di progetto per le nuove costruzioni e per gli interventi sulle costruzioni esistenti. Il territorio nazionale è stato suddiviso mediante una maglia di punti notevoli, al passo di 10 km, per ognuno dei quali sono noti i parametri necessari alla costruzione degli spettri di risposta per i diversi stati limite di riferimento (tra i quali, la già citata PGA). Mediante un procedimento di interpolazione tra i dati relativi ai quattro punti del reticolo più vicini al sito in esame, è possibile risalire alle caratteristiche spettrali specifici del sito stesso, necessari come dati di input per la progettazione strutturale.
In seguito alla nuova classificazione, tutte le regioni italiane risultano a rischio sismico. In tutto il territorio nazionale vige quindi l’obbligo di progettare le nuove costruzioni e intervenire sulle esistenti con il metodo di calcolo semiprobabilistico agli stati limite e tenendo conto dell’azione sismica.

Limitatamente alle costruzioni ordinarie presenti nei siti ricadenti in zona 4, per le costruzioni di tipo 1 e 2 e di classe d’uso I e II, la norma consente l’utilizzo della “vecchia” metodologia di calcolo alle tensione ammissibili di cui al D.M. 16 gennaio 1996, ma obbliga comunque a tenere conto dell’azione sismica con l’assunzione di un grado di sismicità convenzionale S=5.

 

Articolo curato da
Ing. Alba Inneo

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